mercoledì 7 ottobre 2026

Sei anni per il falco lanario: aumentata la conoscenza della specie e le tecniche di gestione con il progetto LIFE Lanner che ho sviluppato e gestito

Si è chiuso ufficialmente a Viterbo, con il convegno finale del 29 e 30 settembre 2026, il lungo ed entusiasmante cammino del progetto europeo LIFE Lanner. Avviato nel gennaio del 2020 con il coordinamento dell'Ente Monti Cimini – Riserva Naturale Regionale Lago di Vico e la collaborazione di un partenariato multidisciplinare (Regione Lazio, Provincia di Viterbo, IZSLT, e-distribuzione, Ornis Italica e BirdLife Malta), il progetto è nato per rispondere a un'emergenza drammatica: la progressiva scomparsa del Falco lanario (Falco biarmicus feldeggii) dal Lazio e il suo brusco calo su tutto il territorio nazionale.

Nel mio intervento conclusivo (come Project Manager e sviluppatore del progetto) è stato tracciato il bilancio di sei anni di lavoro intenso (più 3 di preparazione), contrassegnati da importanti sfide etologiche, logistiche e ambientali. Al di là dei singoli risultati di campo, l'aspetto più rilevante risiede nel patrimonio metodologico e negli impatti a lungo termine che il progetto lascia in eredità alla conservazione della natura in Italia e nel Mediterraneo.


Un modello di riproduzione e rilascio per rafforzare la popolazione selvatica

Uno dei risultati destinati a produrre effetti durevoli nel tempo è la messa a punto delle tecniche di conservazione ex-situ e di reintroduzione. Presso il CRAS dell'Ente Monti Cimini è stato realizzato e strutturato il primo centro pubblico in Italia ed Europa in grado di riprodurre con successo il Falco lanario in cattività.

Il vero salto di qualità ha riguardato il metodo di liberazione in natura. Dopo aver riscontrato l'inadeguatezza dell'hacking tradizionale per la complessa etologia del lanario, il team di ricerca ha sviluppato l'innovativo "hacking controllato in social imprinting". Questo protocollo — che abbina l'abituazione guidata agli operatori, la somministrazione precoce di prede vive e il costante supporto post-involo — ha permesso di raggiungere il 100% di autonomia di caccia e sopravvivenza nei giovani rilasciati. L'adozione continua di queste metodologie consentirà di produrre e liberare nuovi individui nei prossimi anni, fornendo un contributo concreto all'incremento della popolazione selvatica.


La caratterizzazione genetica: custodire la purezza della sottospecie

I complessi studi di genetica molecolare condotti dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana (IZSLT) rappresentano un altro pilastro fondamentale per il futuro della specie. Con 167 individui analizzati (attraverso l'esame di geni mitocondriali, nucleari e marcatori microsatelliti) e le sequenze depositate nella banca dati pubblica GenBank, il progetto ha definito il profilo molecolare della sottospecie Falco biarmicus feldeggii.

Questa mappatura genetica consente oggi di:

  • Riconoscere con certezza la sottospecie feldeggii e distinguere gli individui puri da eventuali ibridi o da altre sottospecie.
  • Identificare le relazioni di parentela all'interno dei centri di allevamento per evitare fenomeni di consanguineità nella formazione delle coppie riproduttive.
  • Fornire uno strumento scientifico e legale contro il bracconaggio e il commercio illegale, consentendo di tracciare l'origine di ogni esemplare.

Conoscenza e monitoraggio: la base per una gestione mirata

Non si può proteggere ciò che non si conosce a fondo. LIFE Lanner ha colmato un vuoto informativo lungo quasi vent'anni, coordinando nel 2023 un censimento simultaneo su scala nazionale che ha stimato la presenza di sole 44–56 coppie nidificanti in Italia.

A questo si aggiungono i dati ad alta risoluzione forniti dai trasmettitori GPS/VHF posizionati sui giovani falchi rilasciati. Il tracciamento ha permesso di scoprire abitudini fondamentali, come la netta preferenza per i margini boschivi alberati e i mosaici agricoli aperti, oltre alle rotte di dispersione a lungo raggio. Parallelamente, la creazione della rete nazionale dei CRAS (con 38 centri aderenti e un database unico gestito da IZSLT) ha centralizzato le informazioni storiche sui ricoveri dei rapaci.

Tutto questo bagaglio di dati offre oggi alle istituzioni e agli enti parco le conoscenze necessarie per programmare interventi di tutela estremamente mirati ed efficaci, fornendo la base scientifica per l'aggiornamento del Piano d'Azione Nazionale (PAN) del Ministero dell'Ambiente e di ISPRA.


Habitat aperti e cieli più sicuri: benefici per l'intero ecosistema

L'impatto di un progetto LIFE si misura anche dalla sua capacità di migliorare l'ambiente per un'intera comunità biologica. Per garantire ai lanari idonee aree di caccia, il progetto ha realizzato interventi di decespugliamento selettivo su circa 120 ettari di pascoli aperti e il ripristino di storici fontanili. Il mantenimento di questi ambienti rurali tramite il pascolo estensivo e gli sfalci periodici non solo preserva il territorio di caccia del falco, ma garantisce la sopravvivenza di molte altre specie legate ai paesaggi aperti della Tuscia e dell'Italia centrale.

Sul fronte della sicurezza infrastrutturale, la collaborazione con e-distribuzione ha portato all'isolamento e alla messa in sicurezza di 363 pali elettrici a media tensione contro il rischio di elettrocuzione. Un intervento che ha reso i cieli e i rilievi viterbesi notevolmente più sicuri non solo per il lanario, ma per tutti i rapaci e l'avifauna migratrice che utilizzano le linee elettriche come posatoi.


Un'eredità permanente

LIFE Lanner non ha risolto ogni criticità, ma ha cambiato radicalmente il quadro della conservazione. Oggi esistono strutture pubbliche, protocolli validati, dati genetici certi e una rete di professionisti coordinati. Il cammino per la salvezza del Falco lanario rimane lungo e fragile, ma la strada tracciata da questo progetto è pilastro utile per il futuro di una specie tipica della biodiversità italiana.



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