venerdì 13 febbraio 2026

L’Ambiente messo da parte nel sito della Commissione Europea: un confronto tra il 2022 e il 2026

 di Stefano Picchi e Nadia Napolano

Come sappiamo, negli ultimi decenni l’Europa ha promosso politiche ambiziose e all’avanguardia nel settore ambientale, che sono poi doverosamente entrate nelle legislazioni degli Stati Membri, anche di quelli più indietro o reticenti. Ma in modo quasi repentino si è assistito recentemente a un cambio di passo, a un affievolimento di questa spinta ambientale che si è ripercossa anche nella comunicazione esterna della Commissione Europea.

Visitando il sito web della CE il 2 febbraio 2026, nella homepage non mancano i riferimenti sull’intelligenza artificiale e sul progresso, ma nessuna parola sull’ambiente spicca in prima pagina. Confrontando la stessa pagina web nel 2022, reperibile su WebArchive, si può constatare un radicale cambiamento: il tema ambientale era preponderante. Forse si è ridotto l’interesse dei cittadini Europei? O forse l’interesse di questa istituzione si è spostato altrove?

Analizzando le pagine direttamente collegate alla homepage europea questo cambiamento è ancora più evidente. Senza pretesa scientifica abbiamo contato il numero di occorrenze delle parole legate ai temi ambientali (come green, renewables, environment, etc.) e abbiamo constatato che si è passati da 137 occorrenze di 16 diversi termini nel 2022 a sole 7 occorrenze tra gli stessi termini. Praticamente l’ambiente è stato tolto dalle scelte editoriali delle pagine più importanti del sito destinate ai cittadini europei.

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Parole come energy, clean e renewable, un tempo centrali nella narrazione istituzionale del Green Deal, registrano un calo significativo, suggerendo un ridimensionamento del discorso pubblico incentrato sulla sostenibilità e sulla transizione ecologica. Parallelamente, si osserva una lievissima crescita di termini più generici quali environment o environmental, che tuttavia non compensano la perdita complessiva di frequenza dei vocaboli a connotazione green.

Questo spostamento semantico potrebbe essere casuale, e sarebbe auspicabile che lo fosse; tuttavia, se osservato in relazione alle tendenze globali, può essere interpretato come un riflesso del mutato contesto politico e geopolitico. L’attuale orientamento sembra puntare a una riduzione dello spazio comunicativo dedicato ai temi ambientali. Pur mantenendo riferimenti di principio alla sostenibilità, la Commissione appare volere essere meno incisiva nel promuovere una narrativa esplicitamente green, privilegiando un linguaggio discreto su queste tematiche.

Tale evoluzione solleva una concreta preoccupazione rispetto alla tenuta degli obiettivi ambientali che l’Unione Europea si era impegnata a perseguire con il Green Deal e le strategie per la neutralità climatica. Il rischio è che la riduzione dell’enfasi comunicativa possa preludere a un indebolimento dell’impegno politico e diplomatico, minando la coerenza di lungo periodo delle politiche europee in materia di sostenibilità, e portando non solo a una riduzione della visibilità, ma anche ad una riduzione di fondi monetari per la transizione green, come peraltro sembra essere confermato dalle incertezze sul proseguimento del Programma europeo LIFE per l’ambiente, solo per fare un esempio.

A che punto siamo con il Green Deal?

Il Green deal europeo è un insieme di iniziative politiche proposte dalla Commissione europea con l'obiettivo generale di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050. Esso venne proposto nel 2019, e da allora l’atteggiamento europeo, e globale, sembra profondamente cambiato. Negli ultimi anni, infatti, la Commissione europea ha progressivamente ammorbidito il Green Deal attraverso una serie di interventi con l’obiettivo di ridurre gli oneri per le imprese e sostenere la competitività e la crescita industriale. Le principali modifiche hanno riguardato la rendicontazione di sostenibilità con l’utilizzo degli ESG ratings (CSRD), ora obbligatoria solo per le aziende con oltre mille dipendenti e 450 milioni di fatturato (escludendo quindi la maggior parte delle imprese europee), e la direttiva sulla due diligence (CSDDD), che dal 2028 interesserà soltanto le società di grandi dimensioni, con l’eliminazione della responsabilità civile europea e sanzioni rese più lievi. La carbon tax sulle importazioni è stata attenuata introducendo una soglia minima di 50 tonnellate di CO₂ annue, escludendo anche in questo caso oltre il 90% delle piccole e medie imprese. Anche il regolamento sulla deforestazione (EUDR) è stato rinviato di due anni, su richiesta di vari Stati membri. È stata inoltre sospesa la direttiva Green Claims, che contrastava il greenwashing, poiché giudicata troppo gravosa per le piccole e medie imprese. La nuova legge sul clima, che impone una riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040, è stata resa più flessibile: fino a 3 punti percentuali della riduzione di CO2 possono essere raggiunti con i crediti di carbonio derivanti da progetti ambientali certificati in Paesi terzi. In agricoltura sono stati ritirati o indeboliti i provvedimenti su pesticidi, ripristino della natura ed emissioni degli allevamenti.

L'Europa vuole ancora essere un faro per le politiche ambientali?

Sebbene numerose ricerche scientifiche internazionali sottolineino come la sostenibilità e la tutela dell’ambiente debbano rivestire un ruolo cruciale per preservare la biodiversità, la qualità dell’aria e la salute collettiva, l’Unione Europea, seguendo, in parte, il recente orientamento degli Stati Uniti, appare oggi meno incisiva nella propria azione climatica e nella comunicazione dei temi green rispetto alle ambizioni iniziali. Spinta dalle pressioni dei governi nazionali, la Commissione sembra rallentare il percorso verso la tutela ambientale, introducendo crescenti esenzioni nelle normative e riducendo, anche nella propria comunicazione online, la visibilità e la centralità del tema. Un cambio di passo che sembra poco coerente e quasi impulsivo che rischia di indebolire anche l’immagine stessa dell’istituzione europea nei confronti dei cittadini e del mondo.

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