martedì 4 agosto 2026

La conservazione privata e civica in Italia: il nuovo Country Profile per l'ILCN

Recentemente sono stato coinvolto dall'International Land Conservation Network (ILCN) per la definizione del Country Profile dedicato all'Italia, agendo in qualità di autore primario per la raccolta e l'analisi dei dati nazionali.


Questo documento si inserisce in un’iniziativa globale volta a mappare e comprendere l’estensione, la diversità e le condizioni abilitanti per la conservazione volontaria del territorio da parte di soggetti privati e civici. In un Paese come l'Italia, dove il 73% della proprietà fondiaria è privata, il ruolo di proprietari terrieri, ONG e istituzioni civiche è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di biodiversità.

Il mio lavoro di analisi ha permesso di delineare un quadro aggiornato al giugno 2026, evidenziando alcuni punti chiave del nostro sistema:

  • Lo stato dell’arte.
  • Inquadramento normativo: sebbene non esista ancora un quadro dedicato esclusivamente alle aree protette private (PPA), strumenti come la Legge Quadro sulle Aree Protette (394/1991), il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e la recente normativa sulle proprietà collettive (Legge 168/2017) offrono basi legali per la tutela volontaria del territorio.
  • Prospettive future: il profilo esplora anche le potenzialità delle OECM (Altre misure di conservazione efficaci basate su aree), richiamate dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030, che potrebbero aprire nuovi scenari per il riconoscimento e il finanziamento della conservazione privata nel contesto degli obiettivi internazionali "30x30".

Collaborare alla stesura di questo profilo nazionale è stato un passaggio tecnico importante per inserire l'esperienza italiana nel dibattito internazionale sulla conservazione. L'obiettivo è quello di fornire una base conoscitiva solida per supportare lo sviluppo di politiche e strumenti finanziari (come i crediti di carbonio volontari o i pagamenti per i servizi ecosistemici) che possano rendere la tutela del territorio una scelta sempre più sostenibile e riconosciuta per i soggetti privati.

Punti di forza e debolezza della conservazione privata in Italia

L'analisi da me condotta per l'ILCN ha evidenziato un panorama italiano complesso, caratterizzato da radici storiche profonde ma anche da necessità di aggiornamento normativo.

I punti di forza

  • Solidità della proprietà collettiva: l'Italia vanta un sistema unico di proprietà collettive (Università Agrarie, Regole, Partecipanze) protetto dalla Legge 168/2017. Queste terre sono inalienabili e indivisibili, rappresentando un modello di gestione comunitaria resiliente e intrinsecamente orientato alla tutela del paesaggio.
  • Ruolo del Terzo Settore: organizzazioni come WWF, LIPU e il Fondo Forestale Italiano gestiscono attivamente migliaia di ettari, garantendo standard di monitoraggio e conservazione elevati, spesso integrandosi nel sistema ufficiale delle aree protette (EUAP).
  • Funzione sociale della proprietà: la Costituzione Italiana (Art. 42) prevede che la proprietà privata debba assolvere a una "funzione sociale", permettendo allo Stato di imporre vincoli d'uso per finalità ambientali e di conservazione.
  • Accesso a finanziamenti europei: l'integrazione con strumenti come il Programma LIFE e i pagamenti agro-climatico-ambientali della PAC offre un supporto economico fondamentale per la gestione attiva del territorio da parte dei privati.

I punti deboli e le sfide

  • Assenza di una normativa dedicata: non esiste ancora un quadro legislativo nazionale specifico per le "Aree Protette Private" (PPA). Attualmente, queste devono ricadere sotto la categoria generica di "Altre aree protette", limitando il riconoscimento formale del loro ruolo specifico.
  • Lacune nel sistema OECM: ad oggi, l'Italia non dispone di un quadro nazionale per l'identificazione e la rendicontazione delle "Altre misure di conservazione efficaci basate su aree" (OECM), sebbene la Strategia Nazionale per la Biodiversità ne riconosca l'importanza e sia stata presentata una proposta di legge in proposito dal WWF nel 2025.
  • Frammentarietà dei dati: esiste una difficoltà oggettiva nel mappare con precisione l'estensione della conservazione privata, specialmente all'interno della Rete Natura 2000, dove la governance privata non è sempre sistematicamente monitorata a livello centrale.
  • Ritardi nell'attuazione di strumenti economici: sebbene leggi come il "Collegato Ambientale" del 2015 prevedano pagamenti per i servizi ecosistemici (PES), la mancanza di decreti attuativi ne ha rallentato la piena operatività, limitando le entrate per i proprietari che conservano attivamente la biodiversità.

Questo quadro evidenzia come il lavoro tecnico di definizione del Country Profile non sia stato solo un esercizio di raccolta dati, ma un passo necessario per identificare le riforme prioritarie per valorizzare il contributo dei privati alla tutela del nostro capitale naturale.

venerdì 29 maggio 2026

LIFE PolliNetwork: l’Italia si unisce per salvare i "custodi" della biodiversità

Sono lieto di fare parte del progetto LIFE PolliNetwork che è uno dei più ambiziosi interventi italiani per contrastare il drammatico declino degli insetti impollinatori. Coordinato da WWF Italia, cofinanziato dall’Unione Europea (programma LIFE), dal Ministero dell’Ambiente e dalla Fondazione Cariplo, il progetto è partito a settembre 2025 e durerà fino al 2030.L’obiettivo principale è creare una rete nazionale di habitat favorevoli agli impollinatori attraverso aree protette, aziende agricole e soprattutto le infrastrutture lineari (strade, ferrovie, linee elettriche), trasformate in “Buzz Lines” – veri e propri corridoi ecologici per api selvatiche, farfalle e sirfidi.


Le prime attività rilevanti (2025-2026)Nelle prime fasi del progetto sono già stati avviati passi concreti:
  • Costituzione del Tavolo Nazionale degli Stakeholder — Primo incontro ufficiale per allineare tutti gli attori istituzionali, scientifici e produttivi verso una strategia condivisa di tutela degli impollinatori.
  • Avvio delle attività di ripristino habitat — Sono iniziati i lavori preparatori per il ripristino di 88 ettari di habitat (distribuiti in 11 regioni italiane), con semina di miscugli di specie vegetali autoctone selezionate specificamente per supportare gli impollinatori.
  • Sviluppo del Decision Support System (DSS) — In collaborazione con TeamDev, è in fase di progettazione lo strumento digitale innovativo che aiuterà gestori di infrastrutture, agricoltori e operatori di aree protette a progettare interventi di qualità elevata e replicabili.
  • Pianificazione del monitoraggio scientifico — Le università partner (Bologna, Torino, Pisa) e ISPRA stanno definendo la rete di transetti permanenti per monitorare l’evoluzione delle popolazioni di apoidei, lepidotteri e sirfidi.
Come Co-Project Manager del progetto, seguo direttamente il coordinamento operativo tra i partner, assicurando che le azioni sul territorio siano efficaci, misurabili e integrate con gli obiettivi europei (EU Pollinators Initiative e Nature Restoration Law).

LIFE PolliNetwork è più di un progetto di ripristino ambientale: è la costruzione di un modello italiano di collaborazione pubblico-privata che speriamo possa lasciare in eredità, entro il 2030, sia una rete fisica di habitat sia un Piano Nazionale per la Conservazione degli Impollinatori.Segui le prossime attività sul sito wwf.it/lifepollinetwork !

mercoledì 6 maggio 2026

La mia partecipazione al Green Film Lab – Torino, 17-19 aprile 2026

 Ho partecipato al Green Film Lab organizzato da TorinoFilmLab (edizione Torino 2026), uno dei workshop internazionali più importanti dedicati alla produzione cinematografica sostenibile con una partecipazione fortemente selezionata di Green Manager.

Durante il laboratorio ho portato le istanze della conservazione attiva della natura e della tutela della biodiversità, temi ancora marginali nei protocolli di certificazione attuali (ad eccezione di alcuni aspetti presenti in Ecoprod). Ho sottolineato l’esigenza di integrare criteri più specifici legati a:

  • impatto sugli ecosistemi e sulle aree protette;
  • tutela della fauna durante le riprese in location naturali;
  • rigenerazione ambientale e legacy positivo dei set;
  • narrazioni e pratiche che mettano al centro la conservazione della natura oltre alla mera riduzione dell’impronta carbonica.



L’esperienza al Green Film Lab ha confermato l’interesse crescente del settore verso una sostenibilità più matura e profonda, aprendo un dialogo concreto per l’evoluzione futura dei disciplinari Green Film e delle certificazioni europee.
Panoramica delle certificazioni ambientali nel settore audiovisivo italiano
In Italia il settore audiovisivo ha sviluppato negli ultimi anni diversi strumenti per misurare e certificare la sostenibilità delle produzioni cinematografiche, televisive e pubblicitarie. Le principali sono:

  • Green Film - La certificazione più diffusa e riconosciuta a livello nazionale ed europeo. Nata nel 2017 dalla Trentino Film Commission, è un sistema di rating basato su un disciplinare dettagliato (energi, mobilità, rifiuti, approvvigionamenti, ecc.). È verificata da enti terzi (es. RINA, Bureau Veritas) ed è riconosciuta dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA). Molte Film Commission italiane la promuovono e la premiano.
  • EcoMuvi - Certificazione di sostenibilità ambientale (ed economica) specifica per le produzioni audiovisive, con focus su risultati misurabili e rendicontabili.
  • Altre iniziative - Protocolli regionali (es. Sardinia Green Shooting) e adesione a standard internazionali come Ecoprod (sistema francese molto utilizzato anche in co-produzioni europee).
Queste certificazioni si concentrano principalmente su riduzione delle emissioni di CO₂, gestione dei rifiuti, uso di energia rinnovabile, mobilità sostenibile e approvvigionamenti green. Tuttavia, la tutela diretta della biodiversità e della conservazione della natura rimane ancora poco rappresentata nei criteri attuali.


A questo proposito ti invito a leggere: