sabato 25 aprile 2026

Corsi e consulenze su biodiversità e fondi europei

Mi occupo di progetti sulla sostenibilità e la biodiversità dal 2000 e svolgo attività formative in questo settore e i fondi europei dal 2003, con oltre 2200 professionisti e studenti  formati su questi temi (qui i corsi attivi). Ho iniziato la mia carriera nella valutazione e monitoraggio di progetti ambientali per la Direzione Ambiente della Commissione Europea e, in seguito, ho affiancato l'attività di elaborazione di progetti per la tutela della natura e quella di project manager di vari progetti LIFE alla docenza in master universitari e corsi.
Progetti LIFE approvati! chiedi all'esperto. Dr. Stefano Picchi
Per 10 anni ho insegnato all'Università di Bologna svolgendo gli insegnamenti "Progettazione Europea per la Natura e l'Ambiente" e "Strumenti di finanziamento per la conservazione della natura", unici nel loro genere in Europa.
Le mie lezioni sono apprezzate perché sono basate sull'esperienza diretta come valutatore, comunicatore, progettista e project manager che rappresentano la mia principale occupazione (potete trovare sulla mia pagina Linkedin i riscontri degli allievi) da ormai 25 anni.


Prof. Stefano Picchi conferisce laurea magistrale Scienze e gestione della natura
Ho insegnato queste materie per molti enti, fra i quali l'Università di Bologna (corso di laurea in Scienze e Gestione della natura), presso la SIOI di Roma (Master in Europrogettazione), la LUISS, FONDIRIGENTI e sono disponibile per aziende/enti/università che ne facciano richiesta. Dal 2003 ho avuto oltre 2200 allievi. Parallelamente svolgo attività di consulenza sulla sostenibilità ESG aziendale, sull'elaborazione di nuove proposte progettuali o la gestione di progetti sulla tutela di habitat e specie naturali. 

Realizzo giornate di formazione interna a enti e aziende, che portano alla corretta impostazione di un progetto, anche tramite un lavoro di gruppo, della durata ottimale di 3 giorni, anche attraverso la formazione finanziata dai fondi interprofessionali e gratuita per le aziende. 


Gli interessati a lezioni/esercitazioni/laboratori possono contattarmi scrivendomi dalla home page, dal mio profilo LinkedIn o a ste.picchi(chiocciola)gmail.com . 


Ecco la sintesi delle principali docenze che ho svolto nel settore della sostenibilità, della comunicazione green,  europrogettazione e finanziamenti per l'ambiente:

dal 2014 al 2025
Università di Bologna
Insegnamento
dal 2016 al 2019
Ministry for Sustainable Development, the Environment and Climate Change - MALTA
Seminari
dal 2007 al 2020
SIOI Società Italiana per le Organizzazioni Internazionali
Master
2017
Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – Istituto di Management
Seminario
2016
ISPRA  sede di Bologna
Seminario
Dal 2007 a 2017
Università di Teramo
Master
Anni 2003, 2004, 2008, 2010, 2011
Università di Pavia e Firenze
Master
Anni 2007, 2008, 2010
Università degli studi del Molise
Master
2016
FAM Fondazione  Alma Mater/C.I.R.D.E. Centro Internazionale Ricerche sul Diritto Europeo - Bologna
Master
2016
Parco Nazionale del Gran Sasso
Seminario
Dal 2014 a 2016
Eurosportello Confesercenti - Firenze
Corso
2013, 2014
ES-COM
Corso
2011, 2012
Hydrosphera – Centro Recupero Tartarughe Marine di Linosa

Dal 2007 al 2009
Consiglio Nazionale delle Ricerche  Istituto di Studi Giuridici Internazionali 
Master
2008
FORMEZ – Regione Sardegna
Seminario
2008
AIDAP Associazione Italiana Direttori e Funzionari Aree Protette
Seminario
2007
Università degli studi della Basilicata – Area Alta Formazione
Master
2007
Quadrifor – IAL CISL
Corso
2007
AIDAP Associazione Italiana Direttori Aree Protette – Federparchi – Europe Direct
Seminario
2006
Centro studi e formazione Villa Montesca di Città di Castello
Corso
2004
CNR – Bologna
Corso
2003-2005
LUISS Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli – Roma
Master



venerdì 13 febbraio 2026

L’Ambiente messo da parte nel sito della Commissione Europea: un confronto tra il 2022 e il 2026

 di Stefano Picchi e Nadia Napolano

Come sappiamo, negli ultimi decenni l’Europa ha promosso politiche ambiziose e all’avanguardia nel settore ambientale, che sono poi doverosamente entrate nelle legislazioni degli Stati Membri, anche di quelli più indietro o reticenti. Ma in modo quasi repentino si è assistito recentemente a un cambio di passo, a un affievolimento di questa spinta ambientale che si è ripercossa anche nella comunicazione esterna della Commissione Europea.

Visitando il sito web della CE il 2 febbraio 2026, nella homepage non mancano i riferimenti sull’intelligenza artificiale e sul progresso, ma nessuna parola sull’ambiente spicca in prima pagina. Confrontando la stessa pagina web nel 2022, reperibile su WebArchive, si può constatare un radicale cambiamento: il tema ambientale era preponderante. Forse si è ridotto l’interesse dei cittadini Europei? O forse l’interesse di questa istituzione si è spostato altrove?

Analizzando le pagine direttamente collegate alla homepage europea questo cambiamento è ancora più evidente. Senza pretesa scientifica abbiamo contato il numero di occorrenze delle parole legate ai temi ambientali (come green, renewables, environment, etc.) e abbiamo constatato che si è passati da 137 occorrenze di 16 diversi termini nel 2022 a sole 7 occorrenze tra gli stessi termini. Praticamente l’ambiente è stato tolto dalle scelte editoriali delle pagine più importanti del sito destinate ai cittadini europei.

Contenuto dell’articolo

Parole come energy, clean e renewable, un tempo centrali nella narrazione istituzionale del Green Deal, registrano un calo significativo, suggerendo un ridimensionamento del discorso pubblico incentrato sulla sostenibilità e sulla transizione ecologica. Parallelamente, si osserva una lievissima crescita di termini più generici quali environment o environmental, che tuttavia non compensano la perdita complessiva di frequenza dei vocaboli a connotazione green.

Questo spostamento semantico potrebbe essere casuale, e sarebbe auspicabile che lo fosse; tuttavia, se osservato in relazione alle tendenze globali, può essere interpretato come un riflesso del mutato contesto politico e geopolitico. L’attuale orientamento sembra puntare a una riduzione dello spazio comunicativo dedicato ai temi ambientali. Pur mantenendo riferimenti di principio alla sostenibilità, la Commissione appare volere essere meno incisiva nel promuovere una narrativa esplicitamente green, privilegiando un linguaggio discreto su queste tematiche.

Tale evoluzione solleva una concreta preoccupazione rispetto alla tenuta degli obiettivi ambientali che l’Unione Europea si era impegnata a perseguire con il Green Deal e le strategie per la neutralità climatica. Il rischio è che la riduzione dell’enfasi comunicativa possa preludere a un indebolimento dell’impegno politico e diplomatico, minando la coerenza di lungo periodo delle politiche europee in materia di sostenibilità, e portando non solo a una riduzione della visibilità, ma anche ad una riduzione di fondi monetari per la transizione green, come peraltro sembra essere confermato dalle incertezze sul proseguimento del Programma europeo LIFE per l’ambiente, solo per fare un esempio.

A che punto siamo con il Green Deal?

Il Green deal europeo è un insieme di iniziative politiche proposte dalla Commissione europea con l'obiettivo generale di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050. Esso venne proposto nel 2019, e da allora l’atteggiamento europeo, e globale, sembra profondamente cambiato. Negli ultimi anni, infatti, la Commissione europea ha progressivamente ammorbidito il Green Deal attraverso una serie di interventi con l’obiettivo di ridurre gli oneri per le imprese e sostenere la competitività e la crescita industriale. Le principali modifiche hanno riguardato la rendicontazione di sostenibilità con l’utilizzo degli ESG ratings (CSRD), ora obbligatoria solo per le aziende con oltre mille dipendenti e 450 milioni di fatturato (escludendo quindi la maggior parte delle imprese europee), e la direttiva sulla due diligence (CSDDD), che dal 2028 interesserà soltanto le società di grandi dimensioni, con l’eliminazione della responsabilità civile europea e sanzioni rese più lievi. La carbon tax sulle importazioni è stata attenuata introducendo una soglia minima di 50 tonnellate di CO₂ annue, escludendo anche in questo caso oltre il 90% delle piccole e medie imprese. Anche il regolamento sulla deforestazione (EUDR) è stato rinviato di due anni, su richiesta di vari Stati membri. È stata inoltre sospesa la direttiva Green Claims, che contrastava il greenwashing, poiché giudicata troppo gravosa per le piccole e medie imprese. La nuova legge sul clima, che impone una riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040, è stata resa più flessibile: fino a 3 punti percentuali della riduzione di CO2 possono essere raggiunti con i crediti di carbonio derivanti da progetti ambientali certificati in Paesi terzi. In agricoltura sono stati ritirati o indeboliti i provvedimenti su pesticidi, ripristino della natura ed emissioni degli allevamenti.

L'Europa vuole ancora essere un faro per le politiche ambientali?

Sebbene numerose ricerche scientifiche internazionali sottolineino come la sostenibilità e la tutela dell’ambiente debbano rivestire un ruolo cruciale per preservare la biodiversità, la qualità dell’aria e la salute collettiva, l’Unione Europea, seguendo, in parte, il recente orientamento degli Stati Uniti, appare oggi meno incisiva nella propria azione climatica e nella comunicazione dei temi green rispetto alle ambizioni iniziali. Spinta dalle pressioni dei governi nazionali, la Commissione sembra rallentare il percorso verso la tutela ambientale, introducendo crescenti esenzioni nelle normative e riducendo, anche nella propria comunicazione online, la visibilità e la centralità del tema. Un cambio di passo che sembra poco coerente e quasi impulsivo che rischia di indebolire anche l’immagine stessa dell’istituzione europea nei confronti dei cittadini e del mondo.

mercoledì 17 dicembre 2025

Salvaguardare le specie animali più rare è una sfida complessa

Si è svolta con grande partecipazione all'Università degli Studi della Tuscia la conferenza “La conservazione ex-situ come strumento di supporto nella salvaguardia delle specie animali minacciate: esperienze e prospettive”, un incontro fondamentale promosso dall’Ente Monti Cimini e dalla Provincia di Viterbo con il Progetto LIFE LANNER, al quale ho collaborato come relatore e project manager. L'evento ha offerto una piattaforma per la condivisione di metodologie all'avanguardia e per un aggiornamento sostanziale sui risultati raggiunti dal progetto nella protezione del Falco lanario (Falco biarmicus feldeggii).

Life Lanner Viterbo 12/12/2025

Ecco le mie principali considerazioni professionali e gli apprendimenti scaturiti dal nostro lavoro sul campo e dalle discussioni:

1. La conservazione richiede innovazione metodologica adattiva. Le tecniche standard di reintroduzione della fauna selvatica spesso falliscono per specie altamente sensibili come il #FalcoLanario (F. biarmicus feldeggii). Il successo è stato raggiunto solo introducendo per primi l'"#hacking controllato" o l'"imprinting sociale".

La lezione: dobbiamo essere pronti a riprogettare interamente i protocolli di conservazione standard, integrando l'interazione umana continua e attività specializzate come l'introduzione di prede e gli esercizi di volo controllato per garantire che i giovani rapaci sviluppino le abilità essenziali di sopravvivenza e caccia. L'innovazione tecnica non è negoziabile per il successo. Le istituzioni finanziatrici dovrebbero garantire la giusta flessibilità per far fronte alla necessità di innovare.

2. Il monitoraggio è gestione, non solo raccolta dati. L'uso dei nuovi sistemi micro-GPS/VHF si è rivelato fondamentale non solo per tracciare la dispersione (che può raggiungere oltre 700 km), ma per l'intervento immediato in caso di crisi. Quando i giovani falchi mostrano segni di esaurimento o malnutrizione, i segnali VHF ci consentono di eseguire il "supporto in loco" (alimentazione sul campo) o il recupero per la riabilitazione.

La lezione: il successo della reintroduzione dipende da sistemi di gestione post-rilascio robusti e continui che trasformano i dati di monitoraggio in capacità operativa immediata e salvavita, riconoscendo che le prime settimane dopo l'involo sono il periodo più fragile.


3. Le minacce esterne richiedono la sincronizzazione delle politiche.
Nonostante la messa in sicurezza di 363 tralicci elettrici ad alto rischio nell'area del progetto, abbiamo riscontrato mortalità dovuta a cause antropiche (elettrocuzione e bracconaggio). Ciò evidenzia che la mitigazione a livello di progetto, pur essendo efficace a livello locale, deve essere supportata da un cambiamento della politica nazionale.

La lezione: gli interventi sul campo devono essere urgentemente sincronizzati con l'azione politica di alto livello. La nostra collaborazione in corso per integrare i dati e le conoscenze di LIFE Lanner nel Piano d'Azione Nazionale per il Lanario, facilitata dall'impegno di ISPRA, è essenziale per estendere l'impatto oltre i confini del progetto.

4. E'importante approcciare la specie senza preconcetti. L'esperienza di questi progetti ha dimostrato che, nel caso di specie molto rare, la conoscenza pregressa è talvolta inaffidabile ed è essenziale comprendere prima la specie intimamente, quasi da zero, per pianificare sforzi efficaci di riproduzione e rilascio. Il loro comportamento riproduttivo deve essere compreso, la dieta corretta deve essere trovata e le condizioni ambientali ideali per la conservazione devono essere individuate.

L’incontro è stato arricchito dalla presentazione di esperienze internazionali e nazionali cruciali nel campo della conservazione. Sono state illustrate le "Reintroduzioni di successo" dalla Fondazione ARCA (Dott. C. Avesani), il lavoro del progetto “LIFE Northern Ibis” sull'Ibis eremita (Dott.ssa R. Peroni), e le strategie di tutela della lucertola delle Eolie attraverso il progetto “LIFE EOLIZARD” (Prof. L. Vignoli).

Il successo del convegno di Viterbo rafforza il ruolo del Progetto LIFE Lanner come esempio di conservazione attiva e integrata del Falco lanario.

Un particolare ringraziamento va alla nuova Rettrice dell’Università della Tuscia prof.ssa Tiziana Laureti ed al Pro-Rettore prof. Daniele Canestrelli per supportato l’iniziativa ed averla ospitata nella prestigiosa Aula Magna del Rettorato, garantendo un importante momento di confronto e divulgazione scientifica a tutti i partecipanti.


#Conservazione #ProgettoLIFE #LIFE_Lanner #ConservazioneDellaFaunaSelvatica #SpecieInPericolo #GestioneAdattiva #Replicabilità #SviluppoProfessionale @LIFELanner @OrnisItalica @IZSLT @BirdLifeMalta #StefanoPicchi

martedì 9 dicembre 2025

Corso sulla comunicazione della sostenibilità aziendale

 Ho avuto il piacere di svolgere una docenza di vari giorni sulla #comunicazione" e la #sostenibilità, che ho accompagnato con molti esempi reali e casi studio.
Condivido alcuni spunti di riflessione emersi dalle conversazioni con i partecipanti, per stimolare il dibattito su come stiamo affrontando la transizione ecologica nella comunicazione.

1. La sfida dell'autenticità nel linguaggio

Abbiamo esplorato in profondità come costruire messaggi autentici e piani di comunicazione responsabile. La riflessione cruciale è sempre la stessa: in un contesto saturo di claim ambientali, la sfida non è quanto si parla di #sostenibilità, ma come lo si fa. Per evitare il #greenwashing, è fondamentale che ogni affermazione, logo green o impegno delle aziende sia supportata da dati verificabili e certificazioni indipendenti. La trasparenza non è solo un obbligo etico, ma la vera leva strategica di differenziazione.




2. Integrare per la credibilità

Uno dei punti centrali è stata la necessità di integrare strategie tradizionali e digitali per massimizzare l’impatto. I canali tradizionali (come stampa, eventi e partnership locali) sono essenziali per garantire capillarità e credibilità, mentre i social media sono cruciali per l'amplificazione rapida del messaggio e utili perchè permettono la misurazione dell’impatto.

3. La diversità del pubblico come motore

È stato particolarmente stimolante insegnare a un pubblico così diversificato: da chi cerca un trampolino per il lavoro e competenze spendibili subito (studenti, tirocinanti), a professionisti consolidati che necessitano di competenze certificate in tema #ESG e compliance. Questa diversità mi ha portato a tenere l'attenzione non solo sui tecnicismi (come i GRI Standards o il Reporting ESG), ma anche sull’uso dello storytelling emozionale per connettere il pubblico al cambiamento. Oltre a un focus sulla comunicazione di crisi.

4. Il valore delle green soft skills

Infine, la sostenibilità richiede che si sviluppino competenze trasversali (soft skills) come la visione sistemica, l'empatia e la resilienza. Lavorare in un ambiente che ha a cuore l’ambiente e le tematiche sociali, come un'azienda #Benefit o certificata #B-Corp può aumentare la motivazione personale e professionale.

Il futuro della comunicazione aziendale #green richiede coraggio di essere onesti e la capacità di trasformare l'impegno in valore misurabile.





giovedì 23 ottobre 2025

Come adeguare le attività di un set cinematografico alle esigenze di conservazione di parchi naturali e aree protette?

Girare un film o una serie televisiva in un'area naturale protetta può essere entusiasmante, ma può rappresentare una sfida significativa per la produzione e grandi responsabilità, soprattutto per quanto riguarda l'uso di scenografie che prevedono la sistemazione provvisoria di piante ad esempio per creare una ambientazione tropicale. Proteggere l'ecosistema locale è fondamentale, soprattutto quando si utilizzano piante alloctone per ricreare scenografie esotiche. 

Su un set occorrono mille attenzioni!

Vi indico alcune linee guida su come farlo in modo sostenibile e rispettoso dell'ambiente:

1. Pianificazione del set

La preparazione delle riprese deve includere una valutazione dettagliata dell'area e delle specie vegetali che verranno utilizzate. È essenziale scegliere piante che possano essere coltivate in vaso e provenienti da vivai certificati, garantendo che non ci siano rischi di radicamento e diffusione nel terreno.

2. Misure preventive

Prima di introdurre piante alloctone sul set, devono essere prese alcune misure per prevenire la diffusione involontaria di queste specie:

    • Passaporti di legge: le piante devono essere accompagnate da un passaporto che ne attesti la provenienza e la conformità alle normative.

    • Eliminazione delle parti riproduttive: nei vivai, tutte le parti delle piante contenenti semi o potenzialmente in grado di produrli devono essere rimosse.

    • Teli protettivi: sotto le piante con rizomi devono essere posizionati teli di tessuto non tessuto per prevenire la dispersione.

3. Monitoraggio durante le riprese

Durante le riprese, è essenziale un monitoraggio costante delle piante. Controllare regolarmente l'integrità dei vasi e dei teli protettivi per garantire che non vi siano segni di dispersione nell'ambiente naturale.

4. Rimozione e smaltimento

Conclusa la fase di riprese, tutte le piante esotiche devono essere rimosse dall'area. Assicurarsi che nessuna pianta venga lasciata accidentalmente sul posto è fondamentale. Le piante rimosse devono essere smaltite correttamente per evitare la loro diffusione nell'ambiente.

5. Controlli post-produttivi

Dopo la conclusione delle riprese, è fondamentale effettuare controlli periodici dell'area per verificare che non vi sia stata alcuna diffusione delle piante esotiche. Questi controlli devono continuare per un periodo sufficiente a garantire che l'ecosistema locale non sia stato compromesso.

Conclusione

Seguendo queste linee guida, è possibile ridurre al minimo l'impatto delle attività di un set cinematografico sulle aree protette. La collaborazione tra le produzioni cinematografiche e le autorità di conservazione è fondamentale per preservare la bellezza naturale e la biodiversità di questi luoghi meravigliosi, assicurando che possano essere goduti dalle future generazioni. Trasformare la passione per il cinema in un atto di amore e rispetto per la natura è un obiettivo raggiungibile e doveroso.

Stefano Picchi

Europanatura Blog 

mercoledì 27 agosto 2025

Il cuore verde d'Italia: come la conservazione del territorio privato protegge il nostro patrimonio naturale

Negli ultimi anni ho lavorato con il WWF e altre organizzazioni europee sulle aree naturali di proprietà privata e voglio raccontarvi qualche nozione sulla situazione italiana. Per chi fosse interessato ho pubblicato con F. Marcone un manuale per i proprietari privati.

L'Italia, una terra ricca di storia, cultura e paesaggi mozzafiato, è anche un gioiello di biodiversità. Con ben 871 aree protette che coprono oltre 3 milioni di ettari di terra e circa 2,85 milioni di ettari di mare, il nostro Paese vanta un patrimonio naturale vastissimo. Ma come viene gestito e, soprattutto, protetto questo inestimabile tesoro, specialmente quando si tratta di terreni di proprietà privata? Scopriamolo insieme!

L'importanza nascosta della conservazione privata

Spesso pensiamo alle aree protette come enti statali o regionali, ma in Italia, le entità private giocano un ruolo cruciale. Circa il 5,6% delle aree naturali protette – ovvero 49 delle 871 aree elencate ufficialmente – sono gestite da soggetti privati, incluse ONG e Fondazioni. Questo è particolarmente significativo in un Paese con una forte tradizione agricola, dove l'agricoltura ha storicamente avuto la precedenza sulla conservazione del suolo privato.

Tuttavia, le aziende agricole, pur non essendo riconosciute come enti gestori della Rete Natura 2000, svolgono un ruolo chiave nella protezione e valorizzazione delle risorse naturali. Molte di esse si trovano all'interno delle aree Natura 2000, che coprono circa il 19% del territorio terrestre e oltre il 13% del territorio marino nazionale. In particolare, oltre 214.535 aziende agricole ricadono in comuni con aree Natura 2000, rappresentando il 12,8% delle aziende agricole censite da ISTAT nel 2010, e il 15% del totale delle aziende agricole rilevate nell'indagine ISTAT SPA 2013.

Chi lavora per la conservazione? Un mosaico di attori

La conservazione del territorio privato in Italia è un'impresa collettiva che coinvolge diversi attori:

  • Università agrarie e comuni agricoli: Presenti soprattutto nel centro-sud, gestiscono collettivamente risorse naturali come terreni agricoli, foreste, pascoli e risorse idriche. Sono riconosciute come entità private e promuovono pratiche agricole sostenibili e la conservazione del paesaggio rurale.
  • Associazioni fondiarie: Organizzazioni indipendenti di proprietari terrieri privati riconosciute come associazioni di promozione sociale. Possono agire come "land trust", fornendo la gestione del terreno (principalmente pascolo e coltivazione) senza detenere il diritto d'uso. La loro utilità risiede nel promuovere pratiche agricole sostenibili e la conservazione delle aree naturali.
  • Organizzazioni non governative (ONG): Come il WWF Italia, LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), FAI (Fondo Ambiente Italiano), Slow Food e Legambiente, che lavorano attivamente per la protezione della biodiversità e la conservazione del suolo.
  • Fondazioni private: Ad esempio, Fondazione Giustiniani Bandini, Fondazione Portus, Fondazione Zegna. Ci sono anche Fondazioni come Fondazione Cariplo e Fondazione CON IL SUD che promuovono e finanziano progetti per la valorizzazione del paesaggio rurale e lo sviluppo sostenibile.

Supporto e incentivi: Un aiuto concreto

Per incoraggiare la conservazione, l'Italia offre una serie di strumenti legali, politici e finanziari:

  • Quadro normativo: La Costituzione italiana sottolinea la funzione sociale della proprietà e l'importanza della protezione ambientale e l'uso sostenibile dei territori. Leggi come il "Testo Unico in Materia Ambientale" (legge 152/2006) e la Politica Agricola Comune (PAC) dell'UE guidano la gestione sostenibile del territorio, supportando gli agricoltori, migliorando la produttività agricola, garantendo la sicurezza alimentare e affrontando il cambiamento climatico e l'uso sostenibile delle risorse naturali. Alcuni terreni privati possono anche essere soggetti a Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA).
  • Esenzioni fiscali: Esistono diverse agevolazioni, come le esenzioni IRPEF per agricoltori diretti e imprenditori agricoli professionali, l'esenzione TASI per tutti i terreni agricoli e agevolazioni IMU per specifiche destinazioni. Inoltre, sono previste esenzioni per le tasse di successione e donazione di terreni agricoli tra ascendenti e discendenti entro il terzo grado di parentela, a patto che il beneficiario coltivi o gestisca direttamente la terra per un minimo di 6 anni.
  • Finanziamenti e contributi diretti:
    • Fondi PAC: Sostegni diretti agli agricoltori tramite il Fondo Europeo Agricolo di Garanzia (FEAGA) e programmi di sviluppo rurale (FEASR), con fondi europei allocati a livello regionale.
    • Strumento finanziario LIFE: Finanziamenti per progetti di protezione del territorio, della natura e dell'ambiente, proposti da enti pubblici o privati.
    • Pagamento per i servizi ecosistemici (PES): Transazioni volontarie per la fornitura di servizi ecosistemici.
    • Piani di sviluppo rurale e leggi regionali: Fondi per la conservazione e il miglioramento degli ecosistemi agricoli, inclusi pagamenti agroambientali e misure agroforestali.
    • Bandi e agevolazioni specifiche: Come il "Bonus donne in campo" o le aste ISMEA per l'acquisto di terreni agricoli. L'AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) offre contributi per l'arrangiamento e la manutenzione di terreni agricoli con alti valori naturalistici o paesaggistici.
  • Incentivi per le donazioni: Le aziende e i privati che sostengono finanziariamente organizzazioni per scopi ambientali possono beneficiare di detrazioni fiscali significative. Le aziende possono dedurre l'importo donato fino al 10% del reddito totale dichiarato, con possibilità di riportare l'eccedenza. I singoli individui possono detrarre il 30% dell'importo donato (fino a 30.000 euro) o dedurre l'importo entro il 10% del reddito totale. Queste agevolazioni si applicano anche alle donazioni in natura.

Responsabilità sociale d'impresa e certificazioni

Anche le aziende giocano un ruolo, non solo tramite sponsorizzazioni ma anche attraverso progetti di compensazione e mitigazione della biodiversità. Grandi nomi come Eni, Barilla e Ferrero implementano iniziative di responsabilità sociale d'impresa (CSR) per proteggere la biodiversità e promuovere la conservazione del territorio. Il WWF Italia, ad esempio, coinvolge i conservazionisti privati nel programma "Oasi affiliate".

Inoltre, diverse certificazioni ed etichette promuovono pratiche sostenibili e l'accesso al mercato per prodotti rispettosi dell'ambiente:

  • Biologico (BIO): Il 16% dei terreni agricoli in Italia sono certificati biologici.
  • UNI 122233: Standard per la produzione integrata, che bilancia metodi biologici, tecnici e chimici per una migliore qualità del prodotto e protezione ambientale.
  • Global G.A.P.: Definisce buone pratiche agricole riconosciute a livello internazionale.
  • SQNPI (Sistema Qualità Nazionale Produzione Integrata): Standard volontario nazionale per le aziende agricole e agroindustriali.
  • FSC/PEFC: Certificazioni per la gestione forestale sostenibile.
  • Fairtrade: Stabilisce standard sociali, economici e ambientali per la produzione sostenibile.
  • ICEA: Certifica entità che si impegnano a migliorare le loro prestazioni economiche, sociali e ambientali.
  • Demeter: Certificazione per prodotti biologici derivanti da agricoltura biodinamica.
  • KM 0: Promuove filiere corte, con produttori e consumatori entro un raggio massimo di 100 km.
  • Carbon Footprint: Misura le emissioni di gas serra lungo il ciclo di vita di un prodotto.

A livello regionale, esistono marchi come "Agriqualità" in Toscana, "Qualità Controllata" in Emilia-Romagna, "Prodotto di Qualità" in Puglia e "Natura in Campo – I prodotti dei parchi" nel Lazio. Progetti come "Terre dell’Oasi" promuovono prodotti biologici certificati all'interno delle aree naturali del WWF e dei siti Natura 2000.

Storie di successo: Le oasi italiane

Per comprendere l'impatto di questi sforzi, basta guardare ad alcuni esempi concreti:

  • L'Oasi di Maccarese (Roma): Un'area di circa 353 ettari, un tempo degradata e a rischio, è stata affidata da un proprietario privato al WWF Italia per oltre 35 anni. Oggi è riconosciuta come sito Natura 2000 e Riserva Statale, con un'eccezionale ricchezza di flora e fauna, frutto di un'attenta gestione e ripristino ambientale.
  • L'Oasi di Orbetello (Toscana): Caratterizzata dalla presenza di migliaia di uccelli migratori, è una Zona a Protezione Speciale (ZPS) e sito RAMSAR, nonché una delle prime aree protette dal WWF negli anni '60. È diventata un modello di integrazione tra protezione e gestione produttiva sostenibile delle aree costiere.

Queste iniziative dimostrano come la collaborazione tra enti pubblici, privati e la società civile sia fondamentale per salvaguardare il nostro inestimabile patrimonio naturale. La conservazione del territorio privato in Italia non è solo una questione di tutela ambientale, ma anche di valorizzazione economica, sociale e culturale, garantendo un futuro più sostenibile per tutti.



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